Ci sono molti modi per definire l'equilibrio: per la filosofia è
uno stato di stabilità in cui nessuna forza prevale sull'altra;
per la fisica è lo stato per cui un corpo è fermo o si muove a
velocità costante perché le forze che agiscono su di esso si
annullano a vicenda; per la psicologia è saper mantenere il
controllo sulle proprie emozioni; per la religione è armonia tra
corpo, mente e spirito; per la politica, l'equilibrio è controllo e
organizzazione, per la credenza comune, l'equilibrio è
perfezione...
Ci sono varie concezioni di equilibrio, ma in ogni ambito esso è
fondamentale, sempre presente e positivo. Nessuno si sofferma a
pensare che in realtà l'equilibrio è anche illusione, inventata per
rassicurarci che il mondo possa stare fermo quando in verità non
fa altro che muoversi, ruotare, cambiare senza tregua; che possa
essere solo una menzogna perché la vita non è fatta di simmetrie,
ma di sbilanciamenti e solo cadendo impariamo davvero a
rialzarci; che sia anche una gabbia, una struttura rigida che
soffoca la spontaneità, che imprigiona la vita nella monotonia
delle regole, che spegne ogni deviazione, ogni eccesso, ogni
scintilla imprevista.
Che sia, in realtà, una catena invisibile. Una catena che avvolge
chi cerca di vivere al di fuori degli schemi, che soffoca ciò che è
differente, che riduce al silenzio chi osa spezzare i vincoli. Una
catena che non solo confina ma disintegra ciò di cui ha più
paura...il diverso che non può essere mantenuto nei margini
dell'ordine.
Ed ecco spiegato allora che certe volte l'equilibrio non è
perfezione ma una condanna senza una sentenza.